Le parole della Psicologia: Comunicazione

ComunicareIl termine di “comunicazione” ha origine dal latino: cum = con e munire = costruire, legare, e ha il significato di “far sapere”, “mettere a conoscenza di qualcosa qualcuno”, “rendere noto”.
E’ insito il concetto di interazione, di cooperazione e di trasmissione.
Perché si possa parlare di comunicazione dobbiamo prendere in considerazione diversi elementi di base:

  1. emittente: la fonte delle informazioni effettua la codifica di queste ultime in un messaggio
  2. ricevente: accoglie il messaggio, lo decodifica, lo interpreta e lo comprende
  3. codice: parola parlata o scritta, immagine, tono impiegata per "formare" il messaggio
  4. canale: il mezzo di propagazione fisica del codice (onde sonore o elettromagnetiche, scrittura, bit elettronici)
  5. contesto: l'"ambiente" significativo all'interno del quale si situa l'atto comunicativo
  6. contenuto: l'oggetto della comunicazione.

Paul WatzlawickPaul Watzlawick e colleghi (1967) per primi hanno evidenziato le caratteristiche tipiche della comunicazione.
Ogni processo comunicativo tra esseri umani, infatti,  possiede due dimensioni distinte: da un lato il contenuto, ciò che le parole dicono, dall'altro la relazione, ovvero quello che i parlanti lasciano intendere, a livello verbale e più spesso non verbale, sulla qualità della relazione che intercorre tra loro.
Questo fenomeno è stato riassunto con l'assioma (di Paul Watzlawick) secondo il quale, in una situazione in presenza di persone, "non si può non comunicare”
In Analisi Transazionale usiamo definire le “Transazioni” come gli  scambi comunicativi tra due persone, lo scambio di uno stimolo e di una risposta fra gli specifici stati dell’Io delle persone coinvolte.
Per transazione perciò si indica qualsiasi scambio che avviene tra due o più persone: un
dialogo è una serie di transazioni, così come lo può essere uno scambio di gesti
affettuosi.
Il riconoscimento del  funzionamento dei diversi stati dell’Io e la capacità di rispondervi in modo appropriato, garantisce la  consapevolezza dei tipi di messaggi verbali e non verbali che diamo e che riceviamo.
È cambiando il nostro modo di comunicare che cambieremo i messaggi che ci inviano le altre persone e saremo in grado di esprimere in maniera efficace sentimenti pensieri e desideri.
L'A.T., è orientata ad occuparsi di  quale stato dell'Io ha provocato lo stimolo transazionale e quale di questi ha messo in moto la reazione transazionale.
L’unità fondamentale della comunicazione è, pertanto,  la transazione.
Le transazioni possono essere: complementari, incrociate e ulteriori e sono  riconducibili alle tre regole fondamentali della comunicazione di E. Berne.

La Iª regola della comunicazione afferma che una transazione complementare ha la caratteristica di essere prevedibile e fintantoché la transazione rimarrà complementare, non ci sarà nulla nel processo di comunicazione che potrà interrompere il flusso ininterrotto tra S e R o, almeno, fino a quando non sarà stato raggiunto lo scopo desiderato.
I vettori transazionali sono paralleli e lo stato dell'Io cui la persona si rivolge è quello Adulto che risponderà.   Altre tre le  possibilità di scambio complementare: da Genitore a Bambino, da Genitore a Genitore e  da Bambino a Bambino.

La IIª regola della comunicazione dice che una transazione è incrociata quando il dialogo si interrompe prima del raggiungimento dello scopo, a meno che uno dei due o entrambi gli interlocutori non decidano di passare da uno stato dell'Io ad un altro affinché il dialogo possa essere ristabilito.
In questa situazione i vettori transazionali non sono più paralleli ma incrociati e   lo stato dell'Io a cui ci si rivolge non è quello che risponde, provocando una reazione inattesa.

Infine, la IIIª regola della comunicazione sostiene che in una transazione ulteriore vengono trasmessi contemporaneamente un messaggio manifesto o a livello sociale, e un messaggio segreto o a livello psicologico e che l'esito in termini comportamentali di questa transazione è determinato a livello psicologico e non a quello sociale. In altre parole Berne sottolinea il fatto che se si vuole capire il comportamento bisogna prestare attenzione al livello psicologico della comunicazione.
Lo possiamo fare attraverso quello che Berne chiama "pensieromarziano" che privilegia l'osservazione dei segnali non verbali utilizzati durante la comunicazione. Li troviamo nel tono di voce, nei gesti, nelle espressioni dell'atteggiamento corporeo e facciale, nella respirazione, sudorazione e così via.
Ogni transazione, infatti,  ha un livello psicologico (messaggi segreti).
Oltre ad  un livello sociale (messaggi manifesti). Ma in una transazione ulteriore le due cose non coincidono.
I messaggi trasmessi dalle parole sono in contraddizione con i  messaggi non verbali. Adulto che risponderà.