
Non è vero che non c'è differenza tra una madre naturale e una buona madre adottiva. L'originario legame madre-figlio è infinitamente profondo e coinvolge la sfera fisica, emotiva, psicologica e spirituale. Per decenni le pratiche d'adozione non hanno considerato in maniera sufficientemente seria l'entità del trauma subito da bambini abbandonati e affidati a una nuova famiglia. Grazie all'esperienza personale di adozione di una figlia, l'autrice è riuscita a intuire sul campo e a dimostrare scientificamente l'estrema sensibilità del neonato già a pochi giorni di vita. Nulla di strano, dunque, se un'alta percentuale di figli adottivi manifesta aggressività verso i nuovi genitori, difficoltà a scuola e comportamenti distruttivi e antisociali che mettono a dura prova la costruzione di un legame di fiducia: la ferita primaria della separazione dalla madre si imprime inconsciamente, rendendo molto difficile la costruzione di nuovi rapporti affettivi (la paura di un nuovo abbandono è sempre latente). Grazie al suo lavoro di psicologa, l'autrice ha potuto intervistare numerosi adulti con un passato d'adozione che hanno voluto conoscere la propria madre naturale.
Mi parlò di questo libro una cara amica, io adottata, lei madre adottiva di due meravigliosi ragazzi!
Spesso ci siamo confrontate sull'argomento e spesso ci siamo rese conto di quanto le paure limitassero la nostra visuale!
Oggi, sto leggendolo ed ancora una volta mi fermo a riflettere quanto di noi possiamo scoprire proprio dal confronto con le esperienze degli altri, quanto possiamo imparare di noi stessi proprio "ascoltando" gli altri!
Molto altro dovrebbe e potrebbe esser detto sull'argomento...ma mi riservo di farlo nella sezione più giusta!
Maria